Questa è una versione di archivio del 2009, torna alla versione del 2011

Presentazione

Tre anni fa Teatro e Colline faceva una scelta. Decideva, dopo stagioni meno connotate, e proprio alla soglia della maggiore età, di riprendere il cammino interrotto. Recuperare la missione che aveva scatenato passioni, catalizzato energie e fatto nascere un festival quando di festival in Italia ce n’erano pochi. Un festival di teatro sperimentale, “di ricerca”: ancora meno. Un festival in un piccolo paese del nord ovest: praticamente l’unico.
La scelta recente, al pari dell’intuizione di allora, non è banale né scontata. Difendere il senso di una storia, cercare di riannodare un filo, considerare la cultura una rotta. Altrove si cancellano con disinvoltura cammini e ambizioni, ci si abbandona allargando le braccia alla deriva dell’intrattenimento o del popolare a tutti i costi, si coltivano tradizioni dell’ultima ora, parate in maschera e si apparecchiano tavolate per il week end. Si assume che l’arte, casomai, sia mero strumento del turismo e dell’animazione. A Calamandrana non è accaduto.
Si è deciso di riprendere l’antica via. Indagare, promuovere e incontrare quelle compagnie, registi, attori e autori, che, su un palco, inventano e prefigurano, modellano linguaggi e forme.
Insieme, ci siamo messi in moto. Abbiamo fatto nuove conoscenze e invitato gruppi a presentare qui i frutti del loro lavoro più attuale.
Dal 23 al 28 luglio 2009 Teatro e Colline, XIX edizione, ospita quattordici compagnie da tutta Italia. Già affermate, giovani o giovanissime, comunque emergenti, segnalate dalla critica e premiate per i debutti. Da Bari a Verona, da Pistoia a Roma, da Bologna a Firenze, da Napoli a Torino e Milano. Quattordici allestimenti, letture, riletture o performance. Si tratta ancora di “prime” per il Piemonte, e spesso per le regioni vicine, stavolta con l’eccezione di un’opera nata con una residenza astigiana.
Questo nuovo affaccio, piccolo ma speriamo significativo, chiude un triennio.
E’ un tempo che ci eravamo dati. Un tempo sufficiente, oggi, a farci sognare un luogo in cui il teatro contemporaneo e una comunità coltivano relazioni. Luogo fisico, condiviso, in cima a un borgo, in una piazzetta, lungo una via maestra o altrove. Per una settimana e oltre.
Pensiamo che la creatività e la tenacia del teatro, di questo teatro, siano anche risposta alla Crisi. Non a quella economica e finanziaria, che mina il lavoro e il futuro anche su queste colline, ma alla crisi, altrettanto generale però silenziosa, del senso e della gioia, della curiosità e del coraggio, dell’immaginazione, della voglia di conoscere il Nuovo e di riconoscersi, anche nel cambiamento.
Calamadrana non sarà mai un semplice satellite della scena artistica nazionale. Crediamo che le ragioni di territorio, i suoi spazi e le sue prospettive, possano forgiare i modi stessi dell’incontro, dare forza al festival e disegnare gli scenari futuri di Teatro e Colline.

Stefano Labate