Non c’è teatro senza pubblico, non c'è festival senza comunità: così il teatro contemporaneo può, forse deve, nutrire l’attitudine, l’abitudine, la voglia di Contemporaneo della società su cui interviene. Per riceverne a propria volta sollecitazioni, solidarietà, orizzonti.
L’idea è che il valore di questo scambio, questo patto, può essere sperimentato, se non amplificato, in un contesto contenuto, attento e reattivo come quello di Calamandrana. Dopo un triennio in cui ha riannodato fili perduti con la scena nazionale del teatro contemporaneo, il Festival prova ora a promuovere le ragioni stesse di questa relazione vitale.
Stefano Labate